Il sindaco Gabriele Mori ha presentato le “Linee Guida” del nuovo Piano Regolatore di Grottaferrata, che si chiamerà P.U.G.C. acronimo che sta per Piano Urbanistico Generale Comunale.
Le vicende del Piano di Grottaferrata, come in genere quelle di tutti gli strumenti di pianificazione territoriale, sono lunghe e tormentate. Gli interessi in ballo sono enormi e il suolo troppo spesso è visto come una merce che, trasformata in costruzioni, può produrre colossali profitti a vantaggio delle lobby cementizie.
Come si ricorderà lo scorso luglio il T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio annullò la nuova ipotesi di Piano adottata dal precedente consiglio comunale, quando Sindaco era Mauro Ghelfi. L’annullamento, oltre a provocare aspre e inevitabili polemiche, ha avuto come risultato quello di riportare in vita il vecchio P.R.G. (Piano Regolatore Generale) del 1972, vale a dire di 40 anni fa; un tempo infinito durante il quale Grottaferrata ha subìto profonde modificazioni del tessuto urbano e sociale non sempre, quasi mai per la verità, positive.
Il documento che raccoglie le “Linee Guida” è corposo: 136 pagine corredato da una decina di tavole.
Un documento molto tecnico, per addetti ai lavori, di complessa interpretazione, che lascia aperti diversi e significativi interrogativi (rapporto mc/abitante, valore della “perequazione”, edificazione nell’area Parco, valutazione della quota abusivismo).
È evidente che le linee guida non possono entrare troppo nello specifico dei provvedimenti, e proprio per questo sarebbe stato auspicabile presentare un documento più snello che esprimesse chiaramente senza ombra di dubbi, i contenuti delle scelte di gestione territoriale. Se si vuole far capire chiaramente dove si intende andare a parare, quale futuro disegnare per la città, sarebbe stato meglio produrre un documento breve, esplicito nelle finalità, comprensibile da tutti, addetti e non addetti ai lavori, con la descrizione dei contenuti essenziali che non siano interpretabili ma rigorosamente dichiarati.
Il Sindaco Mori preferisce invece restare nel generico inviando segnali “doppi”. Da un lato rassicurare le componenti della sua amministrazione più attente al territorio, rifondazione comunista e alcuni consiglieri della maggioranza: parlando di edificazione zero, attenzione agli strumenti sovracomunali (vedi Piano di Assetto del Parco), social housing (case popolari). Dall’altro inviando messaggi rassicuranti al “mondo del mattone” in genere, parlando di perequazione, concertazione con il Parco, previsioni di espansione e incrementi demografici, che non sono stati, forse, volutamente definiti.
Il documento ci sembra piuttosto ambiguo; può voler dire tutto e il contrario di tutto. Verrebbe da dire un documento “democristiano”; e d’altra parte il “brodo primordiale” di Mori lì sta.
Per fare un P.U.G.C. si valuta possano occorrere due, o forse più realisticamente, tre anni. Per tutelare veramente il territorio senza tanti bizantinismi e furberie, si può in tre, massimo sei mesi, approvare una Variante di Salvaguardia che individui le aree più pregiate del territorio di Grottaferrata come Tuscolo e Molara inserite nel Parco e il Vallone e Valle Marciana e salvaguardarle totalmente. Poi avviare gli studi propedeutici alla realizzazione del P.U.G.C. e un processo partecipato che disegni i contenuti del Piano e del futuro di Grottaferrata. Non c’è tanto da dire, basta far propri gli strumenti di pianificazione sovraordinata. Non dimentichiamoci che il Comune di Grottaferrata ha perso tanto tempo a mettersi di traverso al Parco, rimediando soltanto sconfitte al T.A.R. dove ha ricorso e dove ha perso. Si vuole prendere atto di questo fatto? Continuiamo a sentir parlare da parte di Mori di “diritti di edificazione acquisiti”. Non esiste alcun diritto acquisito. Il T.A.R. si è espresso chiaramente sul diritto del Parco di tutelare secondo primarie esigenze ambientali il territorio e l’Ente di tutela ha già espresso il suo no ad edificazioni. Non c’è altro da aggiungere.
Consigliamo le componenti più sensibili del Consiglio comunale, le associazioni e i cittadini di Grottaferrata di stare all’erta e di sollecitare la “Variante di Salvaguardia”. Gli interessi della “lobby del cemento” sono molto forti e purtroppo trovano sponde trasversali nelle diverse componenti della politica, di destra e di sinistra. Il Partito Democratico non brilla certo per l’efficacia della sua azione di opposizione al disegno politico della destra regionale, sembra piuttosto crogiolarsi nel suo congenito moderatismo che rischia di trasformarsi in “collaborazionismo”.
Vi invitiamo a vedere questo video
lunedì 4 aprile 2011
sabato 26 marzo 2011
26 Marzo Manifestazione per l'acqua e contro il nucleare
venerdì 25 marzo 2011
lunedì 21 marzo 2011
Suolo consumato
- Ogni anno in Italia vengono consumati 500 chilometri quadrati di suolo; in pratica nasce una città come Milano ogni quattro mesi.
- Tra il 1990 e il 2005 la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari; un'area vasta quanto la somma di Lazio e Abruzzo.
- In quindici anni è stato degradato o edificato il 17,06% del nostro suolo agricolo.
Dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del nostro Paese è aumentata del 500%; un consumo di 244.000 ettari l'anno.
- Ogni giorno in Italia vengono cementificati 161 ettari di terreno.
- Nel 2007 si sono registrate in Italia 732.157 nuove costruzioni.
- Dal 1995 al 2006 il consumo di suolo ha raggiunto la cifra di 750.00 ettari, pari alla superficie dell'Umbria.
- Nel periodo 1995 - 2006 i Comuni italiani hanno rilasciato in media permessi per costruire per 3,1 miliardi di metri cubi, pari a oltre 261 milioni di metri cubi l'anno. Di questi la quota di edilizia residenziale rappresenta il 40% del costruito.
- Negli ultimi tre anni si è giunti a 284 milioni di metri cubi e la quota residenziale è salita al 45,2%.
- Negli ultimi undici anni dal 1991 al 2001 l'Istat ha registrato un incremento delle superfici urbanizzate del 15%, ben 37,5 volte maggiore del modesto incremento demografico degli stessi anni che è stato dello 0,4%.
- Dal 1999 al 2007 sono state censite in Italia 482.272 aree franose, per 21.000 chilometri quadrati di territorio equivalenti al 7% del territorio nazionale. Si tratta di ben 37.000 frane l'anno.
- Secondo il rapporto ISPRA 2009, negli ultimi sette anni i danni provocati da un uso del suolo non rispettoso delle sue vocazioni naturali ha prodotto danni per almeno 5 miliardi di euro.
Questi ed altri dati danno l'idea di quanto sia urgente attuare politiche di tutela del Suolo in Italia. Malgrado i danni provocati da decenni di scellerata politica di gestione dei suoli, i nostri governanti paiono non accorgersi di nulla. Al contrario il governo Berlusconi si è inventato uno strumento che addirittura anticipa condoni edilizi: il famigerato PIANO CASA.
Scrive Salvatore Settis nel suo libro "Paesaggio Costituzione Cemento" Einaudi 2010: "La legge (sul Piano Casa ndr) è concepita come un condono preventivo, che non solo legittima e depenalizza, ma incoraggia ciò che fino a ieri era reato, consegnando città e paesaggio al partito del cemento...". Che è un partito, aggiungiamo noi, trasversale perché sia le regioni governate dalla destra sia quelle governate dalla sinistra hanno tradotto le proprie leggi sul Piano casa con la stessa logica declinata alla moltiplicazione del consumo di suolo. È avvilente come destra e sinistra condividano, con poche eccezioni, la cieca difesa del profitto e della rendita fondiaria. Un suicidio ambientale e culturale di cui sembrano non avere la minima consapevolezza.
Ognuno di noi cittadini può fare qualcosa, come una firma all'appello del Comitato "Salviamo il Parco", e non votando, alle prossime elezioni amministrative, candidati Sindaci collusi con il partito del cemento o che non prendano chiaramente posizione per dire NO al Consumo di Suolo.
Tante piccole cose, tanti piccoli gesti possono fare una cosa grande e produrre cambiamenti significativi.
- Tra il 1990 e il 2005 la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari; un'area vasta quanto la somma di Lazio e Abruzzo.
- In quindici anni è stato degradato o edificato il 17,06% del nostro suolo agricolo.
Dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del nostro Paese è aumentata del 500%; un consumo di 244.000 ettari l'anno.
- Ogni giorno in Italia vengono cementificati 161 ettari di terreno.
- Nel 2007 si sono registrate in Italia 732.157 nuove costruzioni.
- Dal 1995 al 2006 il consumo di suolo ha raggiunto la cifra di 750.00 ettari, pari alla superficie dell'Umbria.
- Nel periodo 1995 - 2006 i Comuni italiani hanno rilasciato in media permessi per costruire per 3,1 miliardi di metri cubi, pari a oltre 261 milioni di metri cubi l'anno. Di questi la quota di edilizia residenziale rappresenta il 40% del costruito.
- Negli ultimi tre anni si è giunti a 284 milioni di metri cubi e la quota residenziale è salita al 45,2%.
- Negli ultimi undici anni dal 1991 al 2001 l'Istat ha registrato un incremento delle superfici urbanizzate del 15%, ben 37,5 volte maggiore del modesto incremento demografico degli stessi anni che è stato dello 0,4%.
- Dal 1999 al 2007 sono state censite in Italia 482.272 aree franose, per 21.000 chilometri quadrati di territorio equivalenti al 7% del territorio nazionale. Si tratta di ben 37.000 frane l'anno.
- Secondo il rapporto ISPRA 2009, negli ultimi sette anni i danni provocati da un uso del suolo non rispettoso delle sue vocazioni naturali ha prodotto danni per almeno 5 miliardi di euro.
Questi ed altri dati danno l'idea di quanto sia urgente attuare politiche di tutela del Suolo in Italia. Malgrado i danni provocati da decenni di scellerata politica di gestione dei suoli, i nostri governanti paiono non accorgersi di nulla. Al contrario il governo Berlusconi si è inventato uno strumento che addirittura anticipa condoni edilizi: il famigerato PIANO CASA.
Scrive Salvatore Settis nel suo libro "Paesaggio Costituzione Cemento" Einaudi 2010: "La legge (sul Piano Casa ndr) è concepita come un condono preventivo, che non solo legittima e depenalizza, ma incoraggia ciò che fino a ieri era reato, consegnando città e paesaggio al partito del cemento...". Che è un partito, aggiungiamo noi, trasversale perché sia le regioni governate dalla destra sia quelle governate dalla sinistra hanno tradotto le proprie leggi sul Piano casa con la stessa logica declinata alla moltiplicazione del consumo di suolo. È avvilente come destra e sinistra condividano, con poche eccezioni, la cieca difesa del profitto e della rendita fondiaria. Un suicidio ambientale e culturale di cui sembrano non avere la minima consapevolezza.
Ognuno di noi cittadini può fare qualcosa, come una firma all'appello del Comitato "Salviamo il Parco", e non votando, alle prossime elezioni amministrative, candidati Sindaci collusi con il partito del cemento o che non prendano chiaramente posizione per dire NO al Consumo di Suolo.
Tante piccole cose, tanti piccoli gesti possono fare una cosa grande e produrre cambiamenti significativi.
giovedì 17 marzo 2011
Parco dei Castelli Romani: bugie e furberie
Il Commissario Orciuoli, "attendente" dell'assessore regionale all'Ambiente Mattei, ha avuto l'impudenza di esternare mendaci dichiarazioni sulla stampa. Ci sembrava che il Parco dei Castelli Romani giacesse profondamente addormentato, vista la totale inconsistenza della sua azione, da quando l'Orciuoli ne aveva assunto la guida, e invece... sorpresa sorpresa, ecco questa "alzata di capo": "finalmente dopo anni di lacrime e sangue, quando il parco galleggiava con appena 200mila euro, Mattei e Polverini raddoppiano i quattrini per il Parco" e giù giaculatorie e salamelecchi ai due improbabili virtuosi governanti.
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