La dittatura del P.I.L.
La “Crescita” per la nostra società è una vera e propria religione, ed il suo inflessibile profeta è il P.I.L. (Prodotto Interno Lordo). Nel nostro modello economico, il P.I.L. deve sempre aumentare. Noi viviamo nella dittatura del P.I.L.; lo dicevamo nello scorso articolo, se non cresciamo sono guai.
Il P.I.L. è un indicatore economico. Che cosa misura? È universalmente riconosciuto che misuri il livello di sviluppo economico. Più aumenta, più si dovrebbe stare meglio. Ma è proprio così che stanno le cose? Il P.I.L. misura il grado di benessere delle persone? Vediamo di capire meglio.
giovedì 23 settembre 2010
sabato 18 settembre 2010
Critica alla “Società della Crescita” - 1
“Sviluppo”: una parola tossica
Ogni qual volta si interroga qualche politico - locale o nazionale, di destra o di sinistra – sulle misure da prendere per la crisi economica, il concetto espresso come soluzione di tutti mali è racchiuso nella parola magica “sviluppo”: “occorre rilanciare lo sviluppo”, oppure “non si supera la crisi senza una politica di sviluppo”, e via così. Si tratta molto spesso di frasi banali, pronunciate acriticamente, più che altro ridondanze mediatiche, ma attestano il fondamento del modello economico capitalistico (o turbo capitalistico come qualcuno lo definisce). Questo fondamento è la crescita continua; se non si cresce si muore: disoccupazione, licenziamenti, crollo delle borse, insomma l’abisso. Ed in effetti è proprio così.
La nostra è un’economia patologica, il nostro è un destino malato: se il mondo che ci siamo creati, questa società dell’opulenza occidentale, vuole mantenersi la sua economia ha un imperativo categorico: crescere, crescere, crescere. Il misuratore di questa ossessione è il P.I.L. (Prodotto Interno Lordo): il Pil deve essere sempre con il segno più, altrimenti sono guai.
Ogni qual volta si interroga qualche politico - locale o nazionale, di destra o di sinistra – sulle misure da prendere per la crisi economica, il concetto espresso come soluzione di tutti mali è racchiuso nella parola magica “sviluppo”: “occorre rilanciare lo sviluppo”, oppure “non si supera la crisi senza una politica di sviluppo”, e via così. Si tratta molto spesso di frasi banali, pronunciate acriticamente, più che altro ridondanze mediatiche, ma attestano il fondamento del modello economico capitalistico (o turbo capitalistico come qualcuno lo definisce). Questo fondamento è la crescita continua; se non si cresce si muore: disoccupazione, licenziamenti, crollo delle borse, insomma l’abisso. Ed in effetti è proprio così.
La nostra è un’economia patologica, il nostro è un destino malato: se il mondo che ci siamo creati, questa società dell’opulenza occidentale, vuole mantenersi la sua economia ha un imperativo categorico: crescere, crescere, crescere. Il misuratore di questa ossessione è il P.I.L. (Prodotto Interno Lordo): il Pil deve essere sempre con il segno più, altrimenti sono guai.
mercoledì 8 settembre 2010
Appello ai Sindaci dei Castelli Romani
Il blog ambientalista “Picchioverde” intende lanciare un appello ai Sindaci dei Comuni dei Castelli Romani per sollecitare atti concreti per la tutela di un ambiente tra i più belli d’Italia e per la salvaguardia dell’identità culturale dei nostri territori.
venerdì 3 settembre 2010
A piccoli passi.
giovedì 19 agosto 2010
Il pianeta blu è in “rosso”
Alcuni quotidiani in questi giorni hanno riportato la notizia: il 21 agosto gli esseri umani avranno già consumato tutte le risorse che la natura è capace di fornire in un anno. Le risorse del pianeta non sono “infinite” ma hanno un limite. Se si prelevano dal mare più pesci di quanto la natura sia capace da sola di riprodurre, se si preleva dalle falde più acqua di quanto il ciclo naturale sia capace di rigenerare, se si producono più rifiuti di quanto si è capaci di smaltire in un anno, se con le attività umane si emette più CO2 nell’aria di quanto i boschi riescano a compensare emettendo a loro volta ossigeno (a titolo di esempio: ogni volta che bruciamo un litro di benzina abbiamo bisogno di 5 metri quadrati di foresta, per un anno, per assorbire il CO2) e via di questo passo, allora, agendo in questo modo, si manda “in rosso” il bilancio ecologico. Quest’anno, con un anticipo di quattro mesi, andremo “in rosso” dal 22 agosto. In altre parole l’umanità oggi consuma circa il 30 percento in più della capacità di rigenerazione del pianeta.
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